Varanasi India Passione Passaporto

Fare un viaggio in India significa andare oltre i propri pregiudizi e i propri concetti di normalità.

Ciò che per noi è normale per gli indiani il 99% delle volte sarà assurdo e viceversa.

Puoi cercare di vivere l’India in due modi: sforzarti di capirla e di capire le sue mille contraddizioni ad ogni costo oppure cercare di guardarla con gli occhi della tolleranza, dello stupore e della pazienza. Solo in quest’ultimo modo riuscirai ad amarla.

Proprio come ho fatto io, che l’India l’ho amata dal primo all’ultimo giorno e ho provato in questa terra tutte le emozioni che si possano provare. Più volte al giorno e tutti i giorni.

La cosa più impressionante è che io, in questo paese così poliedrico e divergente, mi sono sentita a casa.

E’ il luogo in cui ho ricevuto i benvenuti migliori, in cui ho trovato un’ospitalità quasi commovente e in cui ho capito che in India c’è davvero posto per tutti.

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Consigli sparsi e tips utili per un viaggio in India

Ho raccolto in questo articolo le costanti dell’India e del suo popolo che ritengo più particolari, quelle più assurde, quelle distintive della loro cultura e anche qualche cosa che ho imparato.

Alcuni invece sono semplicemente dei consigli, delle tips per migliorare il tuo viaggio in questo paese incredibile.

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I “dolci” suoni dell’India

Tutti parlano degli odori e della sporcizia, ma nessuno che parla dei suoni dell’India. Forse sarebbe meglio dire frastuoni. Mentre i primi due fattori, come ho già scritto in questo articolo, non mi hanno sbalordita, l’inquinamento acustico indiano è un aspetto che ricorderò sempre con grande stupore.

Difficile descrivere il groviglio di suoni che ti assale in qualsiasi città. Immagina un posto in cui ognuno per dire la sua suona il clacson. Lo suona per farsi capire, per imporre il senso di marcia, per chiedere a un pedone di spostarsi, talvolta anche solo per salutare un amico. Lo premono per tutto. Credo che ormai sia una specie di tic.

Considera che l’India è uno dei paesi più popolati del mondo, nonché uno dei più trafficati, e, in questa realtà così caotica e confusionaria, ogni cittadino ha la brillante idea di suonare il clacson senza tregua e senza fine. Prova ad immaginare quanta musica per le orecchie!

Mi ricordo quando, durante la visita dell’Amber Fort, che si trova a 11 km dal centro di Jaipur (signori e signore, ho detto a 11 km, quindi sulle colline) si sentivano i clacson della città, che suonavano all’impazzata, tanto da non sembrare poi così tanto lontani.

Quando sono tornata in Italia i primi giorni il silenzio di casa mia mi dava quasi fastidio. Mi sentivo strana!

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Attraversare la strada

Attraversare la strada in India è sempre un’avventura, non sai mai se arriverai salvo dall’altro lato della strada.

Scherzi a parte: fai attenzione!

Non c’è un criterio per attraversare, non credo di aver mai visto un semaforo e i guidatori sono scatenati. Nelle trafficate strade dei centri città non esiste un vero e proprio senso di marcia e le corsie sono praticamente inesistenti: ogni spazio libero è una possibile corsia. Inoltre mucche e cani occupano buona parte della carreggiata, anche in città.

In poche parole: non ci sono regole stradali. L’unica regola è suonare il clacson per far capire agli altri che devi superare, girare, cambiare corsia, ecc.

In questa giungla urbana il banale consiglio che ti posso dare per attraversare è di aggregarti a qualche indiano che deve anche lui attraversare la strada. Di solito, nell’attesa, si accumulano pedoni e, tutti insieme, ci si butta correndo dall’altro lato della strada. Alla fine è quasi divertente.

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Calze di scorta nello zainetto

Nei templi e negli edifici sacri occorre togliersi le scarpe per entrare. Portati sempre dietro un paio di calze da indossare per evitare di camminare a piedi nudi o con le calze che hai già indosso (vista la non brillante pulizia dei pavimenti).

Soltanto al Taj Mahal, compreso nel costo del biglietto d’ingresso, ci sono due copri scarpe.

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I colori indimenticabili dell’India

L’India è il paradiso della fotografia. 

Se pensi di conoscere tutti i colori del mondo è perchè ancora non sei stato in India.

I luoghi da visitare sono stupendi e i colori esplodono da tutte le parti.

Per non parlare dei colori dei vestiti delle indiane, delle stoffe sgargianti dei loro abiti tradizionali, che mettono allegria soltanto a guardarli.

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Le fotografie agli indiani

I volti degli indiani sono magnetici. I loro occhi parlano e sono talmente neri da non riuscire a distinguere l’iride dalla pupilla.

Se vorrai scattare loro delle foto (perché credimi che vorrai farlo) ricordati però prima di chiederglielo, sempre. E vedrai che, con gentilezza e con un bel sorriso, la risposta probabilmente sarà sempre si.

I soggetti “più gettonati” e anche più inclini a farsi fotografare sono senza dubbio i Sadhu. Se il termine Sadhu non ti dice niente, se ti dico “santone” riuscirai sicuramente a capire a chi mi sto riferendo. Si tratta di asceti indù che si sono spogliati delle loro responsabilità comunitarie e familiari e hanno scelto di vivere volontariamente come fuori-casta. Sono considerati santi dagli induisti e fanno letteralmente parte del paesaggio indiano. Li troverai nelle principali città e soprattutto a Varanasi, dove ho fotografato proprio quello della mia immagine di copertina.

Devi sapere però che, inverosimilmente, questi soggetti ti chiederanno sicuramente dei soldi per fargli una foto. Il perchè una divinità terrena che ha rinunciato a tutti i beni e le comodità umane ti chieda poi dei soldi per una fotografia è tutta un’altra storia e fa parte dei mille paradossi dell’India.

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Selfie?

Spesso ti capiterà che gli indiani ti chiederanno un selfie. Se non ti crea troppo disturbo accetta. Loro saranno molto felici e il più che faranno sarà postarlo in qualche social network per vantarsi della loro foto con un nuovo amico occidentale. Pare che vada molto di moda.

La contrattazione nei bazar

In India si fa tanto shopping. Nei bazar trovi di tutto e puoi fare dei grandissimi affari. Ricordati però di contrattare sempre.
Soprattutto nelle località più turistiche, tipo Jaipur, i venditori sparano un prezzo alto. Ti consiglio di ribattere sempre con la metà e piano piano arrivare a un accordo che faccia felici entrambi e che ti faccia acquistare un oggetto a una cifra comunque inferiore allo standard italiano, ma che sia ragionevole anche per il commerciante.

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I bambini indiani

L’India è i suoi bambini. Tutti quanti.

Questi piccolini ti entreranno nel cuore. Con i loro sorrisi, con le loro manine tutte sporche con cui ti fanno ciao e che ti porgono per fare conoscenza, con i loro occhioni neri come la pece con cui hanno imparato a comunicare, quasi come se usassero lo sguardo al posto delle parole.

E’ molto importante, però, non fare elemosina ai bambini. So che ti si stringerà il cuore, ma, facendola, rischi di alimentare il circolo vizioso tale per cui vengono “addestrati” dai loro genitori a far provare pietà per chiedere soldi ai turisti. Infatti, prova ad offrire loro del cibo (anziché soldi) e vedrai che con grande probabilità loro si rifiuteranno, e ti diranno “money, money“.

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Il sistema delle caste

La società indiana è divisa in caste. Le caste sono rigide categorie che impongono valori e possibilità di vita a tutti gli indiani. Sono ordinate secondo una gerarchia, sono ereditarie e vige l’obbligo di contrarre matrimoni esclusivamente con i membri della propria casta.

Ci sono quattro caste principali: quella dei sacerdoti (i bramini), quella dei guerrieri, quella dei contadini e quella dei subordinati. E poi ci sono i fuoricasta, i cosiddetti “intoccabili”, coloro che non detengono privilegi e sono soggetti a tutta una serie di deprivazioni ed emarginazioni. Sono coloro che non hanno diritto ad avere niente. E la cosa più assurda è che un bambino che nasce intoccabile morirà intoccabile: non ha né la possibilità né il diritto di cambiare il proprio destino.

Questa è una delle ingiustizie dell’India e uno di quegli aspetti che fai fatica ad accettare. 

Che poi, la costituzione indiana ha abolito il sistema catastale, ma le caste hanno un fondamento religioso, ed essendo la la fede induista molto forte, detta la legge nella quotidianità, per cui questo problema continua a persistere. Infatti quando un indiano deve prendere decisioni importanti (come ad esempio un matrimonio), diventa del tutto evidente l’importanza e la consapevolezza dell’appartenenza ad una casta.

Ti consiglio di documentarti e di leggere qualcosa su questo argomento prima del tuo viaggio. È molto utile per aiutarti a capire una realtà così complessa e contraddittoria, nonché molto interessante.

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Come avere il Wi-Fi in aeroporto

Negli aereoporti il Wi-Fi funziona solo con un numero indiano. Per lo meno quelli in cui sono stata io (Dehli, Varanasi e Jodhpur).

In realtà, non tutti sanno che basterà recarti nell’info point dedicato, comunicare di avere un numero estero e potrai navigare su internet anche se sei sprovvisto di sim locale.

Il cibo indiano

La cucina indiana è molto speziata e molto piccante.

Ma quando dico piccante non intendo il piccante a cui siamo abituati. Qui le papille gustative di qualsiasi turista sono messe a dura prova e può capitare che l’intensità sia tale da far si che il piatto risulti immangiabile.

Per questo motivo ti consiglio di chiedere sempre che il piatto che stai ordinando non sia piccante o di non speziarlo, perchè alla fine lo sarà comunque: quello che per loro è “non piccante” per noi vuole dire “mangiabile”.

In compenso, i vegetariani saranno ben contenti. Gran parte degli indiani lo sono. Quindi sarà molto facile nei ristoranti trovare piatti privi di carne. E a Varanasi la cucina è esclusivamente vegetariana.

La mucca è un animale sacro e in tutta l’India non si mangia la carne bovina (spesso anche la carne di maiale, vietata dai musulmani). Infatti le mucche saranno la costante del tuo viaggio in India. Sono ovunque. Vedrai che nel giro di qualche giorno diventeranno subito tue amiche.

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I matrimoni

L’India è una festa continua, un corteo di colori, musica, canti e celebrazioni varie. Ogni occasione per loro è una scusa per festeggiare qualcosa e per invitarti a farlo insieme a loro. La musica Bollywoodiana è contagiosa e rimanere fermi è quasi impossibile.

Ma ciò che davvero è spettacolare sono i matrimoni. I matrimoni indiani sono famosi in tutto il mondo e sono noti per lo sfarzo, la durata, i costi e, diciamocelo, per la loro pacchianeria.

L’aspetto triste di tutto questo, che permane ancora oggi, è che la maggior parte dei matrimoni sono combinati. Anche se, ci hanno spiegato, che non sempre “combinati” vuol dire “forzati”.

Per questo motivo molte volte, se viaggi in coppia, ti verrà chiesto se siete sposati. Non vederla come una domanda invadente, per loro è normale chiederlo. E quale stupore vedrai in loro se la risposta sarà “no, siamo fidanzati”. Per molti di loro è affascinante scoprire che si può essere fidanzati anche da parecchi anni senza essere sposati e adorano sentirti raccontare che prima di compiere questo passo ci si può conoscere, scegliersi ed eventualmente in futuro sposarsi.

Un matrimonio indiano dura almeno tre giorni e molte famiglie si indebitano, vendono tutto quello che hanno per il matrimonio dei loro figli. Per non parlare dei rituali che accompagnano tutta la celebrazione.

Davvero incredibile. In confronto, i nostri amati meridionali possono solo imparare!

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Il “bindi

Il bindi è il classico pallino rosso sulla fronte delle donne indiane. Tradizionalmente viene fatto con dei colori in polvere, che ti capiterà di vedere in molti bazar, altrimenti esistono anche gli sticker-bindi, applicabili tramite un adesivo sul retro.

In origine il bindi era considerato il “terzo occhio”, quello per la vista spirituale, attraverso cui gli indù possono vedere ciò che non può essere visto con i due occhi fisici. Questo significato principale si è ormai perso e, nel tempo, il bindi di colore rosso era diventato il segno distintivo delle donne sposate di religione induista.

I colori cambiano in base alle occasioni e alle fasi della vita, anche se, oggi anche le regole del colore non sono più tanto rispettate e anche le donne single possono portarlo, come decorazione e come simbolo di appartenenza alla religione induista.

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Uno stile di vita: l’induismo e il karma

Sono rimasta letteralmente affascinata e positivamente colpita dalla religione induista.

Se chiedete a dieci indù di descrivere la loro religione ti daranno probabilmente dieci risposte diverse e, per la maggior parte degli indù è semplicemente uno stile di vita.
Vedi per esempio il concetto di karma, la legge morale secondo cui se fai il tuo dovere e ti comporti bene avrai una vita migliore la volta prossima. E’ quindi ciò che determina la condizione in cui si rinasce.

Questo è uno dei motivi per cui la maggior parte degli indiani è generalmente spinto a fare del bene nella sua quotidianità, a sorridere sempre e aiutare il prossimo. Basta pensare a quando fanno la gara per farti sedere sull’autobus, anche se non sei anziano e anche se non sei una donna incinta.

Le divinità più note dell’induismo sono Brahma, il creatore dell’universo, Vishnu, il protettore, Shiva, il distruttore e Ganesh, il dio della buona sorte dalla testa di elefante. Oltre ai molteplici templi (bellissimi), ti capiterà spesso di incontrare degli altarini a loro dedicati. Pieni di fiori colorati e doni. Spunteranno mentre cammini oppure li scoprirai perchè ci vedrai davanti qualche indianino impegnato a fare una puja (preghiera).

Io li ho adorati.

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